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Storia: Alfiero Mezzetti - Valoroso pilota e
comandante di una squadriglia di caccia |
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di Lanfranco Cesari |
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Il
18 aprile 1939, in un incidente di volo accaduto sul campo d'aviazione
di Mondovì, muore il capitano pilota Alfiero
Mezzetti.
Sul campo d'aviazione di Mondovì (Torino) un
infausto incidente di volo, come un'amarissima beffa, chiude la
brillante carriera del giovane concittadino capitano pilota Alfiero
Mezzetti. L'incidente che causa la sua morte e quella del capitano
pilota Giuseppe Maione (avvenuto nel corso di una esercitazione) accade
poco dopo il decollo, a trecento metri di quota. L'apparecchio di
Mezzetti (un caccia Fiat CR. 32) viene investito in coda dal "CR.32"
di Maione. Non
avendo potuto far uso del paracadute, Mezzetti, 29 anni, precipita a
terra con l'aereo già privo della sua parte posteriore.
E' il 18 aprile 1939. Quattro giorni dopo, il 22 aprile, così lo
ricorda la Gazzetta di Foligno: "Era un autentico pilota addestrato alla
tecnica e all'audacia. Aveva chiesto ed ottenuto
di partire per la Spagna. Fin dalla sua prima giovinezza temprò mente,
braccio e cuore alle più severe discipline di cittadino e di
soldato...". In diciotto mesi di permanenza in Spagna (la guerra civile
spagnola, scoppiata il 17 luglio 1936, si è conclusa il 28 marzo 1939),
comandante della 26a
squadriglia da caccia del Gruppo "La Cucaracha", Mezzetti aveva
effettuato 550 ore di volo impiegate con successo in ricognizioni,
scorte a bombardieri, combattimenti aerei collettivi e individuali, per
i quali aveva ottenuto, oltre a molti encomi, due medaglie d'argento e
la proposta di avanzamento a "maggiore". Dalla Spagna era ritornato nel
mese di giugno 1938.
Dall'Accademia Aeronautica di Caserta alla
Scuola d'Alta Acrobazia dell'Aeroporto di Campoformido. A Foligno, nel
1936, con la squadriglia acrobatica.
Un suo insegnante, il professor don Ferdinando Merli, che lo ha avuto
alunno in quinta ginnasiale, nel rievocarne la figura, così si esprime:
"Era un
bel giovane, sempre sorridente, di squisite maniere, aperto e sincero,
di gran cuore e di grande volontà. Quando vestì la divisa dell'aviere fu
per lui un gran giorno di festa. Le sue aspirazioni erano
diventate realtà. Dagli angusti banchi della scuola era passato agli
immensi spazi del cielo...". Dopo i tre anni trascorsi all'Accademia
Aeronautica di Caserta (dove si era "arruolato" appena ventenne) ed un
successivo periodo di addestramento con la nomina a sottotenente (1933)
e la successiva promozione a tenente (1934) una volta conseguito il
brevetto di pilota militare, Alfiero Mezzetti era stato subito assegnato
ad un reparto caccia, quindi ad una squadriglia d'alta acrobazia (del 1°
Stormo CT) dell'aeroporto di Campoformido, denominata anche "squadriglia
folle", vantando il "fior fiore" dei piloti d'Italia. Un giorno
d'ottobre 1936, la squadriglia (sei Fiat CR. 32), diretta a Roma per una
esibizione acrobatica in onore della Missione Aeronautica Tedesca, aveva
sostato all'aeroporto di Foligno. Durante la sosta, gli equipaggi erano
stati ospiti di casa Mezzetti per la colazione. Il perfetto saggio di
acrobazia collettiva dato in quella circostanza aveva suscitato
l'ammirazione del capo della delegazione tedesca generale Milki, il
quale si era poi vivamente complimentato con Mezzetti e con gli altri
piloti della squadriglia. Anche Sua Altezza Reale il Duca d'Aosta gli
aveva espresso le sue congratulazioni dopo aver assistito ad una
esibizione d'alta acrobazia "individuale e in formazione serrata".
Rientrato dalla Spagna con il grado di capitano, Alfiero Mezzetti era
stato assegnato all'aeroporto torinese di Caselle, quindi trasferito al
campo d'aviazione di Mondovì.
Il ricordo del generale di Squadra Aerea Felice Porro in una lettera
inviata alla madre. Il Comune decreta solenni onoranze funebri e gli
intitola il viale della Stazione. Medaglia d'Oro
In una lettera inviata da Milano il 20 aprile 1939 alla madre Alma
Cinzia Mezzetti, il generale Felice Porro, comandante della la Squadra
Aerea, nell'esprimere il suo cordoglio, afferma tra l'altro: "La figura
del caro scomparso rimarrà incancellabile nel ricordo di
tutti i piloti d'Italia appartenenti ad un'Arma così gloriosa
della quale Alfiero costituiva una vera colonna. Ho avuto modo di
conoscerlo lungamente e a fondo. Lo ricordo pilota di prim'ordine nei
miei reparti, di qualità superiori. Avevo tenuto in modo particolare che
tornasse alle mie dipendenze perché ne conoscevo il cuore generoso e la
volontà di ferro...". Il 13 maggio 1939 la Gazzetta di Foligno propone
di intitolare il nostro aeroporto ad Alfiero Mezzetti, "che è da
considerarsi un autentico eroe pur non essendo caduto in un'azione di
guerra". La proposta però non avrà esito. Con decreto del Ministero
dell'Aeronautica del 1° luglio 1939, l'aeroporto di Foligno sarà
intitolato al sottotenente pilota Giorgio Franceschi, (Medaglia d'Oro al
V.M.), caduto in una missione bellica nel cielo della Spagna. Ad Alfiero
Mezzetti il Comune di Foligno decreterà solenni onoranze funebri,
dedicherà una lapide nel civico Palazzo e intitolerà il viale della
Stazione, che ancora oggi reca il suo nome. A lui sarà conferita la
Medaglia d'Oro al Valor Militare. Nella sua cameretta della casa di via
Fabio Filzi, n. 4, abitata dai genitori e dalle due sorelle (il padre,
Alceste, è titolare di alcune rappresentanze commerciali), sarà
allestito un "sacrario" con tutti i suoi cimeli, le sue medaglie, le sue
onorificenze, i suoi libri.
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Storia Aeroporto
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Storia: Costruito a Scopoli nel 1910 il
primo aereo "tutto umbro e tutto italiano" |
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di Lanfranco Cesari |
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Lo realizzò l’industriale Domenico Micheli in collaborazione con
l’ingegnere Giulio Ulivi dell'"Auto Ecole" di Parigi
A meno di sette anni dal primo volo di un aereo a motore, il "Flyer" dei
fratelli Wright (17 dicembre 1903), viene costruito a Scopoli il primo
aereo a motore "tutto umbro e tutto italiano". E' - stando alle cronache
dell'epoca - il primo aereo umbro e il primo (addirittura) aereo
costruito interamente in Italia. A realizzarlo, nel 1910, è
l'industriale Domenico Micheli, esperto di meccanica e proprietario a Scopoli, industriosa frazione del Comune di Foligno, di un cotonificio
con "annessa officina generatrice di elettricità". Non nuovo
all'esperienza del volo, Micheli (fondatore anche di una Società Anonima
di Costruzioni Aeronautiche - SAICA - attiva in Foligno di concerto con
le officine di Scopoli), già una decina d'anni prima, aveva costruito un
apparecchio ad elica sul quale era stato fatto salire, per il volo
d'esordio sulla pianura di Colfiorito, il sarto del paese Antonio
Bellatreccia. L'apparecchio però, pur assicurato ad una corda per
regolarne il decollo, era precipitato sopra un noce, subendo danni, ma
senza conseguenze per l'improvvisato pilota. Al nuovo, ambizioso
progetto dell'aviatore" di Scopoli è ora interessato anche l'ingegner
Giulio Ulivi, professore di meccanica teoretica all'Auto Ecole di
Parigi, giunto appositamente a Foligno "per unirsi a lui nella
costruzione del velivolo".
Dai prati di Colfiorito al Campo di Marte di Foligno
Al 15 ottobre 1910 la Gazzetta di Foligno annuncia che "il signor
Domenico Micheli di Scopoli ha ultimato il suo magnifico aeroplano e
l'ha condotto alla pianura di Colfiorito per gli opportuni
esperimenti...". L'aereo, con il "valente ingegnere" ai comandi, nel
"prendere la rincorsa che precede il suo sollevamento", urta però il
ciglio di un fosso rompendo l'elica e subendo danni in varie altre
parti. Ne esce comunque illeso l'ardito "conducente". L'insuccesso di
questa prima "prova dell'aria", svoltasi davanti ad una folla
considerevole giunta anche da Foligno e dai paesi vicini, non
compromette tuttavia l'"ottimismo" manifestato dalla Gazzetta, ma il
perdurare di condizioni meteorologiche diventate poco favorevoli
consiglia di sospendere le prove e di rinviare il "battesimo dell'aria"
del "monoplano", al quale viene dato il nome di Maria (lo stesso nome di
una figlia del suo ideatore-costruttore). E in considerazione della
stagione avanzata, il Micheli decide anche di abbandonare i prati di
Pistia (Colfiorito) per continuare gli esperimenti al Campo di Marte di
Foligno, "quando il tempo sarà più propizio".
Il monoplano è esposto nella palestra ginnastica di Foligno. Sue
caratteristiche
II 5 novembre 1910 la Gazzetta da questa notizia: "L'aeroplano Micheli
(trasferito a Foligno) trovasi attualmente nella palestra ginnastica (ex
chiesa di S. Domenico, oggi Auditorium) ed è visibile a chiunque si
munisca di un biglietto d'ingresso di 50 centesimi", da devolversi in
beneficienza.
L'apparecchio è "un monoplano che misura 7,20 metri di lunghezza, 8,02
metri di larghezza, pesa 225 Kg. ed è di una "leggerezza" e di una
semplicità meravigliosa e di una bellezza tale da sembrare una farfalla
o più propriamente una libellula...".
Il "Maria" è capace di "sollevare" due persone. "La sua velocità di
innalzamento è di circa 48 chilometri l'ora, la sua velocità massima in
aria calma di circa 78 chilometri. Il motore è un "Anzani" tipo speciale
da corsa che sviluppa oltre 30 cavalli dinamici ed aziona, a 1350 giri
al minuto, un'elica in legno monoblocco a passo progressivo (studiata e
costruita nelle officine Micheli) che produce una trazione continua di
oltre 120 chilometri".
Il 19 novembre 1910, pur informando che l'ingegner Ulivi, al Campo di
Marte di Foligno, ha continuato le "prove" che hanno avuto soddisfacenti
risultati, la Gazzetta di Foligno annuncia che sarà comunque dato
opportuno avviso del giorno in cui verrà effettuato il volo "ufficiale".
L'attesa del pubblico e dei tanti appassionati che seguono con vivo
interesse il "curriculum" del Maria andrà, però, purtroppo delusa.
Quell'avviso, infatti, non verrà mai dato.
Le prove saranno ancora una volta rinviate e poi definitivamente
sospese. Se l'aereo non è riuscito a librarsi in aria, la causa pare
debba attribuirsi alla "pesantezza" della coda, non proporzionata al
"peso" delle ali.
Una...bella pagina nell'affascinante libro del volo
L'ingegner Ulivi, ben pagato e ben trattato, esce di scena
"allontanandosi" con le foto e i disegni dell'aeroplano, ma con la
promessa di ritornare, nella buona stagione, per portare a compimento
gli esperimenti.
Invece, non si farà più vivo. Sarà ancora attivo come progettista e
costruttore di aerei (anche per conto di un gruppo capitalistico
inglese), uno dei quali del tutto simile al "Maria" di Domenico Micheli.
Deluso e amareggiato per l'imprevisto e "sfortunato" epilogo di questa
vicenda, il Micheli non vorrà più parlarne, neanche in casa con i
familiari. Per un' impresa del genere egli ha anche speso molto denaro.
Solo il motore dell'aereo gli è costato 1.800 lire. Il "Maria" sarà
portato all'interno del Castello di Scopoli, allora di proprietà dei
Micheli, dove avverrà, col passare degli anni, la sua lenta e graduale
distruzione. Così finirà il primo aeroplano "tutto umbro e tutto
italiano" e svanirà il sogno di Domenico Micheli, coraggioso costruttore
di macchine volanti, che merita comunque di essere ricordato fra coloro
che hanno scritto le prime affascinanti pagine del grande libro del
volo.
Il "Maria", in tutto simile al "Bleroit" (diverso solo nella forma dei
timoni e degli impennaggi), se ha avuto precluse le... vie del cielo, è
stato, "in terra", un'ammiratissima "macchina alata", comunque destinata
a suscitare la simpatia, la curiosità e l'interesse degli esperti, degli
appassionati del volo e di un "vasto" pubblico, che ne ha atteso
invano... il decollo. Domenico Micheli muore a Scopoli il 12 luglio
1932, a 56 anni. Consigliere comunale dal 1907 al 1920 con i sindaci
Pierani, Abbiati e Maneschi, ha anche svolto, nell'amministrazione
Maneschi, l'incarico di assessore supplente nel settore dei servizi
sociali.

Il "Maria" esposto nella palestra ginnastica di Foligno (oggi Auditorium
San Domenico), nel 1910. Nella foto a sinistra, con l'ingegner Giulio Ulivi "ai comandi",
al centro, con Domenico Micheli e l'ingegner
Ulivi, (archivio Luciano Gregori).
Nella foto di destra, invece, un monoplano Blériot XI dotato di
motore da motocicletta italiano costruito da Alessandro Anzani, proprio
come quello usato per il "Maria"
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Storia Aeroporto
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Storia: Voli di
ricognizione, di controllo e "crociere per allarme" sul territorio |
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di Lanfranco Cesari |
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Schierato al Campo di Marte di Foligno durante la prima guerra mondiate
il "Battaglione squadriglie aviatori" con aerei del tipo "Farman"
Negli
anni del primo conflitto mondiale (l'Italia fu in guerra dal 1915 al
1918), operò attivamente al Campo di Marte di Foligno un distaccamento
militare denominato "Battaglione Squadriglie Aviatori, sezione difesa,
Foligno" - schierato con aerei del tipo "Farman", che eseguiva voli di
ricognizione, di controllo e "crociere per allarme" su un'ampia fascia
del territorio regionale spingendosi, anche su Terni e il suo
comprensorio. Per gli esercizi aviatori che già vi venivano praticati,
il Campo di Marte folignate aveva assunto una connotazione sempre più
spiccatamente aeronautica. La sua "vocazione aviatoria" aveva avuto un
decisivo impulso dalle "Giornate Aviatorie in Umbria", con il raid aereo
Foligno - Perugia - Foligno, che, impiegando
aerei del tipo "Bleriot" e "Farman", si erano svolte nel 1911 (dal 28
settembre al 4 ottobre) per iniziativa di un Comitato Festeggiamenti
Autunnali. Il reparto d'aviazione "Battaglione Squadriglie Aviatori,
sezione difesa, Foligno", come risulta dai registri di volo, era
operativo nel 1917 (anno della disfatta di
Caporetto) con tre apparecchi del tipo "Farman ", di cui due con motori
Fiat 100 HP ed uno con motore Colombo 110 HP. L'armamento era costituito
complessivamente da sei mitragliatrici tipo Fiat e sei pistole
mitragliere. Il Battaglione era anche dotato di
un autocarro "Libia" per il trasporto di persone, di un autocarro
leggero, di una motocicletta e di una bicicletta. Del contingente
distaccato sul campo di volo folignate facevano parte trenta militari,
tra ufficiali, sottufficiali e soldati: tre piloti (un ufficiale, un
sottufficiale e un soldato); tre mitraglieri (un sottufficiale e due
soldati); tre motoristi (soldati); due montatori (soldati); tre
conducenti (soldati); un allievo conducente (soldato); quindici addetti
con incarichi vari (un sottufficiale, due caporali e dodici soldati).
Componevano gli equipaggi: il tenente Pietro Debolini (pilota), 9°
Bersaglieri; il sergente Alfredo Basile (pilota), 25°Artiglieria; il
soldato Giovanni Toti (pilota), 206° Reggimento Fanteria; il sergente
Renato Francini (mitragliere), Battaglione Aviatori; il soldato Giuseppe
Mariondo (mitragliere), Battaglione Aviatori; il soldato Ascanio
Rebecchi (mitragliere), 23° Artiglieria. I "prescritti voli di
esercizio" venivano effettuati secondo le disposizioni impartite dal
Comando di Gruppo. Sabato 11 marzo 1917, il Farman M.F. 864 (motore Fiat
100 HP) pilotato dal sergente Alfredo Basile (mitragliere il sergente
Renato Francini), nel corso di una "crociera per allarme" su Terni, a
causa di un brusco atterraggio sul campo di volo di quella città, subiva
ingenti danni, tali da rendersi praticamente inutilizzabile. I piani di
volo con la "situazione dei mezzi aviatori" e la composizione del
personale del Battaglione venivano trasmessi il 10 e il 25 di
ogni mese al Comando d'Aeronautica (Aviatori) di Roma.
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Storia Aeroporto
Nella Foto:
Durante la prima guerra mondiale, l'aviazione impiegò anche aerei "Farman"
di costruzione italiana. Di velivoli di questo tipo (come l'esemplare
della foto) era dotato il "Battaglione Squadriglie Aviatori" schierato
in quegli anni al campo di volo (Campo di Marte) di Foligno. L'arma del
velivolo era una mitragliatrice Fiat.
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Storia: 1923: II
campo d'aviazione di Foligno scalo principale
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di Lanfranco Cesari |
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1923: II campo d'aviazione di Foligno scalo principale intermedio per
passeggeri e merci della linea aerea Roma-Ancona-Zara
Il progetto, votato e approvato all'unanimità dal Consiglio di
amministrazione della Camera di Commercio e Industria dell'Umbria (allora
"residente" a Foligno) è accolto favorevolmente dal Commissariato per
l'Aeronautica appena costituitosi, che ne annuncia l'imminente
realizzazione. La notizia è accolta con grande soddisfazione dalla
cittadinanza. L'impegno delle istituzioni per lo sviluppo e il
potenziamento dell'area aeroportuale.
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A destra: uno dei 5 Ansaldo S.V.A. atterrati
all'aeroporto di Foligno Domenica 18 marzo 1923, alle ore
14,40,
A sinistra: Un trimotore Junker G. 24
della Compagnia Transadriatica (una delle prime compagnie aeree
italiane), in servizio sulla linea internazionale - commerciale
Roma-Venezia-Vienna, effettua uno scalo tecnico al campo d'aviazione
di Foligno il 22 ottobre 1927. (archivio Caporicci) |
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Domenica 18 marzo 1923, alle ore 14,40, atterrano al Campo dì Marte di
Foligno cinque apparecchi Ansaldo SVA provenienti da Roma. Ne scendono i
piloti: comandante Eugenio Casagrande, capo gabinetto del Commissariato
della neonata Arma Aeronautica, il tenente cav. Mario De Bernardi, il
tenente Emilio Liberati, il cavalier Chiesi e il cav. Donati. I cinque
piloti sono attesi in Municipio dove è in programma un importante convegno
sulle "prospettive dell'aviazione" in Umbria, al quale partecipano i
rappresentanti dei Comuni della regione e delle regioni limitrofe. Sono
pertanto presenti i delegati dei Comuni di Assisi, Bastia, Castiglione del
Lago, Perugia, Spoleto, Città delia Pieve, Spello, Marsciano, Nocera
Umbra, Città di Castello, Umbertide, Stimigliano, Terni, Narni, Orvieto,
Bevagna, Magliano Sabina, Cannara, Rieli, Fabriano, Iesi, oltre a numerose
autorità civili e militari. Reca il saluto della città il sindaco Iraci.
Prende quindi la parola il comandante Casagrande che spiega gli scopi sia
civili che militari dell'aviazione e le ragioni per le quali il Governo ha
collocato l'Umbria, con la sua centralità, all'avanguardia del nuovo corso
aviatorio, del quale illustra il programma facendo cenno al numero degli
apparecchi necessari e dei piloti da addestrare e sottolineando
l'importanza dell'istituzione di una rete nazionale le cui rotte
principali dovrebbero essere Roma-Ancona, Roma-Brindisi, Roma-Milano,
Roma-Zara. Il convegno si conclude, dopo un ampio didattito, con
l'approvazione di un documento nel quale si propone di deferire ai singoli
Comuni lo studio della realizzazione dei vari campi di volo per riferirne
poi al Commissariato dell'Aeronautica, al quale spetterà ogni decisione al
riguardo. Significativa è intanto la riunione del Consiglio di
amministrazione della Camera di Commercio e Industria dell'Umbria che ha
sede in Foligno, dove è stata fondata nel 1835), nel corso della quale,
come riferisce la Gazzetta di Foligno del 29 settembre 1923, il
presidente rende noto che per volontà del Governo il Commissariato per
l'Aeronautica sta preparando il programma delle nuove linee aeree che non
dovranno servire solo per fini militari, ma essere anche utile strumento
per la vita economica e commerciale del Paese. Condivisi i concetti
espressi dal presidente, il Consiglio camerale vota e approva
all'unanimità un ordine del giorno nel quale, plaudendo all'opera del
governo per lo sviluppo dell'Aeronautica civile, si prende atto con
soddisfazione della progettata linea aerea Roma-Ancona-Zara e si fanno
voti affinché Foligno, per la sua centralità nel cuore dell'Umbria e per
l'amplissimo campo di volo di cui dispone e che sarà attrezzato nel modo
più completo dal Commissariato per l'Aeronautica, sia prescelta quale sede
dell'aeroscalo principale intermedio naturale, al servizio di tutta la
regione umbra, dell'istituenda linea Roma-Ancona-Zara, nel quale far
convergere il movimento locale dei passeggeri e delle merci, tenuto anche
conto del sistema viario e dei trasporti ferroviari dai
quali la città è
servita. L'importanza del documento approvato all'unanimità dal Consiglio
dell'ente camerale, viene commentato dalla stampa con grande evidenza e
viva soddisfazione, "considerato anche che la massima parte dei
consiglieri non è neanche di Foligno". I tempi per la realizzazione
dell'aeroscalo sembrerebbero, anzi, maturarsi ancor prima del previsto.
Pochi giorni dopo l'udienza camerale, il 13 ottobre 1923, la Gazzetta di
Foligno pubblica che, per interessamento del comandante Casagrande, il
Commissariato per l'Aeronautica ha accolto il progetto della Camera di
Commercio e Industria dell'Umbria e il prospettato campo d'aviazione di
Foligno sarà uno dei principali d'Italia ed avrà, oltre all'assegnazione
di una squadriglia di aeroplani militari, un importante scalo merci e
passeggeri per la linea aerea Roma-Ancona-Zara e viceversa. L'associazione
dei marinai e degli aviatori di Foligno invia, a nome della città, un
telegramma di ringraziamento al comandante Casagrande, che ha nominato suo
presidente onorario. Di lì a poco, la Camera di Commercio e Industria
dell'Umbria sarà trasferita a Perugia. Di quell'importante scalo aereo per
merci e passeggeri da istituirsi a Foligno non si sentirà più parlare.
Benché confortato da unanimi consensi e ne sia stata annunciata la sua
imminente realizzazione, quel progetto sarà destinato a cullare soltanto i
sogni e le speranze della collettività locale.
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Storia Aeroporto
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Storia:
Dopo le voci allarmistiche di uno
smantellamento del campo d'aviazione "invidiatoci da altre città"
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di Lanfranco Cesari |
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3
agosto 1930: il ministro Italo Balbo giunge in volo a Foligno per visitare
gli impianti aeroportuali e garantirne la piena efficienza. Una via di
Foligno intitolata al grande trasvolatore atlantico.
Il
1930 è un anno importante per la definizione dell'area aeroportuale
folignate e per le sue possibilità di sviluppo, nella prospettiva, ormai
certezza, del passaggio dall'Esercito all'Aeronautica dell'intero Campo di
Marte. Si è anche temuto per la sorte degli impianti, ma a "smentire le
voci allarmistiche da tempo diffusesi in città circa l'imminente
smantellamento delle strutture del nostro campo d'aviazione invidiatoci da
altre città" è intervenuta l'8 marzo la stampa cittadina informando che il
ministro dell'Aeronautica On. Italo Balbo ha così scritto al podestà On.
Romolo Raschi, il quale a lui si era rivolto per
sapere se quelle voci rispondevano a verità: "Caro Raschi, sono lieto
di poterti assicurare di aver disposto presso il competente ufficio perché
i manufatti esistenti sul campo di aviazione di Foligno siano lasciati in
opera sul posto, in modo che il campo stesso sia conservato nella sua
piena efficienza". Le assicurazioni del ministro saranno poi
confermate nel corso della visita che il 3 agosto 1930 egli effettuerà
agli impianti, allora consistenti, tra l'altro, in un 'ampia aviorimessa
metallica tipo Savigliano, una caserma, un'officina
ed una stazione radiotrasmittente: impianti operativi sul campo di volo,
lato Sterpete, già dal 1923, per ospitare le squadriglie, distaccate
annualmente a Foligno (dal 1924), partecipanti alle esercitazioni estive
combinate con i vari reparti dell'esercito. "Foligno - è il
resoconto del Giornale d'Italia - ha avuto il vanto di ospitare il
ministro dell'Aeronautica On. Italo Balbo, proveniente da Roma e diretto a
Ferrara". "Appena si è sparsa la voce che un trimotore con a bordo
l'illustre gerarca e il comandante Cagna, suo aiutante di volo, era sceso
nel nostro bellissimo campo d'aviazione, è stato un accorrere di persone
desiderose di rendere omaggio all'intrepido e valoroso aviatore che ha
strettamente legato il suo nome allo sviluppo dell'Aeronautica italiana
".
Primi a salutarlo il podestà Raschi e il capitano Giordano, comandante
della 27a
squadriglia, schierata sul campo con tutti gli ufficiali, i sottufficiali
e gli avieri allora di stanza a Foligno per le esercitazioni estive. Il
ministro, "intrattenutosi in cordialissimo colloquio con il podestà
fino alla sua partenza", ha visitato il nostro magnifico campo
d'aviazione, esprimendo il suo vivo e significativo plauso per
l'organizzazione perfetta e per tutto il lavoro compiuto al
fine di metterlo in completa efficienza. "Un campo che -
scrivono i giornali - può senz'altro annoverarsi tra i più bei campi
d'aviazione d'Italia, posto in ottima posizione per le rotte delle
aviolinee soprattutto da Roma all'Adriatico e alla Dalmazia". L'On.
Balbo è quindi ripartito sul "suo bellissimo trimotore Caproni Ca. 101,
scortato fino a Colfiorito da un apparecchio della 27a
squadriglia pilotato dal comandante Giordano e con a bordo l'On. Raschi".
In occasione del trionfale arrivo a Rio de Janeiro (15 gennaio 1931) dei
trasvolatori dell'Atlantico partiti da Orbetello il
17 dicembre 1930, il podestà Raschi, invierà all'"ardito
trasvolatore e ai suoi aviatori un vibrante telegramma di saluto", al
quale Balbo risponderà subito "ringraziando vivamente per il saluto di
Foligno" e ricambiando anche a nome dei suoi equipaggi. Alle ore 17,30
del 28 giugno 1940 (diciotto giorni dopo l'entrata in guerra dell'Italia),
l'aereo con a bordo Italo Balbo (un trimotore S. 79 come quelli costruiti
dall'Ausa Macchi di Foligno) sarà abbattuto, per un tragico errore, dalla
contraerea italiana nel cielo di Tobruk, importante piazzaforte della
Marmarica (Cirenaica, Libia). L'aereo sarà raggiunto dai colpi sparati a
prora dall'incrociatore S. Giorgio ancorato sui fondali, del porto a
difesa della piazzaforte. A dirigere il tiro della batteria che colpirà il
velivolo sarà un folignate, l'ufficiale puntatore Giuseppe Proietti. Ai
primi di settembre 1940 (a poco più di due mesi dalla sua morte), con una
deliberazione del podestà Federico Sorbi, verrà intitolato al grande
trasvolatore atlantico "il tratto della Flaminia che dal piazzale Ancona
arriva fino alla località S. Paolo", oggi Viale Ancona.
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Nella foto in alto: II trimotore Caproni
Ca. 101, aereo con il quale Italo Balbo è atterrato al campo d'aviazione
di Foligno il 3 agosto 1930.
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Storia:
Aeroporto di Foligno, dopo l'8settembre 1943
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di Lanfranco Cesari |
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Piloti allo sbando
dopo la proclamazione dell'armistizio. Chi vola al Nord, chi al Sud, chi è
indeciso se raggiungere il Nord o il Sud. Tragica conclusione di uno dei
trimotori S. 79 decollati dall'aeroporto di Foligno.
L'Italia
è tragicamente sconvolta degli avvenimenti politici e militari che
accadono nel periodo successivo alla dichiarazione dell'armistizio. Alcuni
piloti, dopo l'8 settembre 1943, scelgono il Sud e la collaborazione con
gli anglo-americani, altri vanno al Nord per
continuare a combattere a fianco dei tedeschi. Diversi episodi, tuttavia,
manifestano le incertezze di molti di loro,
indecisi se raggiungere il Nord o il Sud. I più emblematici riguardano gli
equipaggi di due trimotori S.79, di produzione AUSA, decollati
dall'aeroporto di Foligno. Del primo è protagonista
l'equipaggio di un S.79 spintosi più a Sud e poi tornato indietro:
il velivolo, partito dall'aeroporto di Foligno, giunge a Mandria il 13
settembre 1943 e qui l'equipaggio , che è composto da quattro ufficiali,
scende a terra e s'informa circa la situazione
esistente nella zona con il personale del 5° Stormo, dopodiché risale a
bordo e riparte per dirigersi verso il Nord. Il secondo episodio è il più
doloroso e il più tragico accaduto dopo l'8 settembre 1943: l'unico
luttuoso episodio di cui sono protagonisti aviatori italiani divisi dalle
idee e da opposti sentimenti di patria. L'S.79 decolla il 21 ottobre 1943,
dall'aeroporto di Foligno, pilotato dal maresciallo
Giovanni Riso e diretto a Merna di Gorizia , con a bordo il primo aviere
motorista Bruno Pasiani e come passeggero il sottotenente Carlo Alberto De
Felici. Ad un certo momento , l'aereo viene dirottato, armi alla mano, dal
sottotenente De Felici, che costringe il pilota a dirigersi verso il Sud.
Giunto nei pressi di Molfetta, il maresciallo Riso si appresta
all'atterraggio senza carrello nell'intento di danneggiare il trimotore e
renderlo inservibile. La sua manovra è però intuita dal sottotenente De
Felici che gli spara alcuni colpi a bruciapelo e lo ferisce gravemente.
L'aereo atterra rovinosamente nelle vicinanze del molo di Molfetta e il
maresciallo Riso , soccorso da militari inglesi, viene trasportato
all'ospedale, dove però muore per le gravi ferite riportate. Il
sottotenente De Felici avrà un riconoscimento per questa impresa che gli
varrà l'assegnazione al Servizio Informazione Militari. Volano quasi tutti
al Sud i Macchi M.C. 202 e M.C.
205 schierati all'aeroporto di Foligno. Alla data dell'8 settembre
1943, il Gruppo Complementare per la Caccia di stanza a Foligno, infatti,
può ancora disporre di quattro M.C. 205 di sei M.C.
202. Ed è con un Macchi M.C.
205 che il tenente Tullio Martinelli riesce a
decollare dall'aeroporto folignate per raggiungere, però, l'aeroporto dì
Venafiorita in Sardegna. Fra i trimotori S.79 che affluiscono al Sud (una
trentina) alcuni vengono direttamente prelevati tra quelli in via di
ultimazione nelle officine AUSA di Foligno , dove alla data dell'8
settembre 1943 sono in costruzione dodici S.79 bis (aerosiluranti) e in
riparazione altri sedici trimotori S.79 ed S.84.
L'8 settembre '43 il capitano Addano Mantelli decolla dall'aeroporto di
Foligno con un Macchi MC. 202 per affrontare, con altri caccia, una
formazione di quadrimotori americani che sta bombardando Frascati, sede
del comando germanico. E' considerato questo l'ultimo volo (e l'ultimo
combattimento) di un Macchi MC.202 della Regia Aeronautica prima della
proclamazione dell'armistizio già stipulato con gli alleati. Dopo l'8
settembre '43, l'Aviazione Nazionale Repubblicana, costituitasi quale
Forza aerea della Repubblica Sociale Italiana, fra gli aeroplani ancora
sul campo di Foligno riuscirà a recuperare quattro caccia (due Fiat CR.32,
un Macchi MC.200 e un Macchi MC. 202), quattro bimotori (un Fiat BR.20,
due Fiat Cansa FC.20 e un SIAI SM.89), un trimotore Caproni Ca.133, due
quadrimotori piaggio P.108.
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Storia: La "Calda
estate del '43" all'Aeroporto di Foligno
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di Lanfranco Cesari |