Calendario dell'avvento - ogni giorno prima di Natale una sorpresa per grandi e piccini

Calendario dell'Avvento 01 dicembre

 

 

13 dicembre
 

Mancano 12 giorni
a Natale





Leggende di Natale


Torna al calendario

 
   
   

La Befana

La Befana

In Italia, nel giorno dell'Epifania, una vecchia cavalca una scopa nel cielo
e porta doni ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.

 

Alcune immagini e notizie di questa pagina sono tratte da "Miti & Leggende" di Hobby & Work

 

La Befana, corruzione lessicale di epifania attraverso bifanìa e befanìa, è una tipica figura del folklore di alcune regioni, diffusasi poi in tutta Italia. Appartiene alle figure folkloristiche, dispensatrici di doni, legate alle festività natalizie.


Tradizione - Secondo la tradizione italiana la Befana fa visita ai bambini il 6 gennaio, durante la notte, appunto, dell'epifania, per riempire le calze lasciate da essi appositamente appese. Nel caso siano stati buoni, il contenuto sarà composto da caramelle e cioccolatini e piccoli giochi, in caso contrario conterranno solo carbone. Spesso la befana viene descritta come una vecchia, che vola su una scopa. A differenza di una strega è spesso sorridente e ha una borsa o un sacco pieno di ogni squisitezza, regali per i bambini meritevoli, ma anche di carbone per i bambini che non sono stati buoni durante l'anno.

La distribuzione di regali ai bambini a nome della Befana fu fortemente incoraggiata dal fascismo,nell'ambito dell'opera di "romanizzazione" della penisola.
Simbologia - L'origine di questa figura va probabilmente connessa a tradizioni agrarie pagane relative all'anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell'anno solare (solstizio invernale, Sol Invictus) e l'inizio dell'anno lunare.

L'aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell'anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all'inizio dell'anno (vedi ad esempio la Giubiana e il Panevin o Pignarûl, Casera, Seima o Brusa la vecia, oppure il Falò del vecchione che si svolge a Bologna a capodanno).

In quest'ottica l'uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l'anno nuovo.

Un'ipotesi suggestiva è quella che collega la Befana con una festa romana, che si svolgeva all'inizio dell'anno in onore di Giano e di Strenia (da cui deriva il termine "strenna") e durante la quale si scambiavano regali.

La Befana si richiama pure ad alcune figure della mitologia germanica, Holda e Berchta, sempre come personificazione della natura invernale.

Secondo una versione "cristianizzata", i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana.

Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.

Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.


Tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Filastrocca
della Befana

 
Quando è l'ora, la Befana
alla scopa salta in groppa.
D'impazienza già trabocca:
l'alza su la tramontana,
fra le nuvole galoppa.
Ogni bimbo nel suo letto
fa l' esame di coscienza:
maledice il capriccetto,
benedice l'ubbidienza:
La mattina al primo raggio
si precipita al camino.
Un bel dono al bimbo saggio,
al cattivo un carboncino!

Scarica e stampa
I miei Originali
Auguri di Natale

Stampa e
Colora i disegni

di Natale

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana
Viva, Viva La Befana!

 
La Befana
di
Giovanni Pascoli

Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello,
ed il gelo il suo pannello,
ed è il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E si accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare,
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c'è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c'è dentro questa villa?

 

Guarda e guarda… tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda… ai capitoni
c'è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini…

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale:
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?

Coi suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Coi suoi doni mamma è scesa.
  
La Befana alla finestra
sente e vede, e si allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra:
trema ogni uscio, ogni finestra.

 

E che c'è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c'è nel casolare?
  

Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra le cenere e i carboni
c'è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…

E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch'è l'aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.

La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride:
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

                               

Giovanni Pascoli 1855-1912
Giovanni Pascoli

Una poesia che, come come molte altre del Pascoli, è leggibile tramite diverse chiavi, da quella apparentemente semplice di una composizione per l'infanzia a quella, più vera e complessa, della meditazione profonda intorno al tema della vita, che è poi il lait motif della vena poetica del Pascoli e dei suoi versi.  E' Pascoli che, attraverso la figura tradizionale della befana, volge il suo sguardo alle diverse realtà sociali di una comunità umana, con le sue sperequazioni, i suoi drammi nascosti, ma anche le ricchezze grandi di umanità e calore umano che si celano dietro l'aspetto esteriore della povertà, nobilitata, perché sostenuta dalla fede e dalla speranza.

 

 L'orsetto "PortAuguri"
 

Eccoci quà con un'altra idea, semplice ed a costo zero che potrà veramente suscitare l'interesse dei vostri amici e ospiti per Natale: l'orsetto portafortuna. Un simpatico orsetto di cartone che potrete usare come segnaposto, ma anche come semplice "Portauguri!". La sua realizzazione è davvero semplice ed intuitiva.

Materiali ed attrezzature occorrenti:
Cartone da imballaggio marrone ad un'ondina (se guardate il cartone in sezione noterete che all'interno presenta una o più ondine di rinforzo: quello che serve per questo lavoro è quello ad una sola ondina, altrimenti risulta difficile da tagliare con le semplici forbici).

Cartoncino ondulato bianco  per il musetto ed il sotto delle zampe (lo trovate all'interno delle confezioni di crackers o di fette biscottate)

Un pennarello bianco tipo UNIPOSCA per contornare i pezzi da tagliare ed un pennarello nero punta fine per disegnare gli occhi, il naso e la bocca. Colla in stick e forbici per carta ben affilate (I bambini si debbono far aiutare da un adulto nel ritaglio delle parti che poi potranno assemblare senza alcun pericolo!)

Procedimento: Cliccare sulla fig.1 incollare il modello su un normale cartoncino rigido o stamparlo direttamente su di esso, quindi ritagliare tutte le parti che saranno gli "stampi" per i vari pezzi dell'orsetto. cliccando sulla fig. 2 potrete vedere il risultato in scala 1:1. La fig. 3 vi consente di stampare il cappuccio di Natale destro e sinistro che sarà usato alternativamente nel caso decidiate di montare la testa dell'orsetto inclinata o a destra o a sinistra scegliendo il cappellino con il pompon piegato dalla parte giusta.(La testa inclinata è quasi d'obbligo, dato che questo conferisce un aspetto più simpatico al pupazzo. Ponete i modelli sul cartoncino e contornateli col pennarello bianco, quindi ritagliateli. Come noterete io ho lasciato il contorno bianco del disegno ma se non vi piace potrete anche ritagliarlo via. Sul cartone ondulato vanno riportate e ritagliate invece le parti del musetto e delle zampe come nelle figure 4 e 5. (ricordate di lasciare le onde sempre verticali come nell'esempio).

Stampa e ritaglia il modello dell'orsetto

Fig. 1

Risultato finale scala 1:1

Fig. 2

Stampa i cappellini

Fig. 3

Inizio assemblaggio

Fig. 4

Risultato finale

Fig. 5

Orsetto completo di cappellino e traghetta segnaposto - auguri!

Fig. 6

Ricordiamo poi di colorare le orecchie col pennarello bianco  ed il naso, gli occhi e un accenno della bocca con quello nero dalla punta fine,  avendo cura di creare col bianco un punto  luce, come nell'esempio qui a fianco, sul naso e sugli occhi. 
Sulle guanciotte dell'orsetto ho passato una spolverata di fard che ravviva e colorisce il musetto. ora il nostro lavoro è quasi finito.

Targhette da stampare per fare il senaposto o gli auguri

Fig. 7

Ecco la squadra di orsetti pronti per Natale!!!
Fig. 8

Prima di incollare la testa al corpo si abbia cura di frapporre tra loro uno spessore di cartone che darà maggior rilievo alla figurina. Seguendo le immagini qui pubblicate sarà semplice assemblare il tutto. Al termine, con un click, si potranno stampare le targhette di fig. 7 che potranno essere montate con un bastoncino (quelli usati per gli spiedini andranno benissimo) così che il nostro orsetto potrà portare i nostri auguri ad un amico o servire come segnaposto sulla tavola di Natale.

 

I GIORNI DELL'INVERNO MAGICO :

Image and video hosting by TinyPic

 

 

 

Il Giorno di Santa Lucia nei paesi del Nord, dove l'oscurità dell'inverno durava più a lungo, il desiderio di luce della gente trovava il momento di maggiore celebrazione nel giorno di Santa Lucia di Sicilia, il cui nome stesso significava appunto luce. Quel giorno era il 13 dicembre, che, nei primi calendari, era indicato come il solstizio d'inverno. Quando i calendari furono riformati, il solstizio fu spostato al 21 dicembre, ma la festa di Santa Lucia continuò a segnare l'inizio del Natale sia in Svezia che in Norvegia.
 

Si diceva che la vigilia di quel giorno si potesse vedere santa Lucia stessa sorvolare i campi ricoperti di neve e i laghi ghiacciati con una corona di luce sopra i capelli. Nelle città venivano organizzate processioni con le torce per richiamare la luce che era scomparsa, Per onorare il giorno di Santa Lucia, in tutte le case, le figlie più giovani si alzavano prima dell'alba e, vestite di bianco con in testa una corona di biancospino intrecciato su cui brillavano delle candele accese, portavano, cantando, cibo e fuoco agli adulti della famiglia ancora addormentati.

 

 

"Miti & Leggende"

Chiudi questa pagina e torna al Calendario

Dall'01/03/2003