Calendario dell'avvento - ogni giorno prima di Natale una sorpresa per grandi e piccini

Calendario dell'Avvento 01 dicembre

 

 
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... In quella regione c'erano alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. D'improvviso un Angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento.

 

Ma l'Angelo disse loro:

"Non temete; ecco vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi è nato, nella città di Davide, un Salvatore che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia".


... Appena l'Angelo si fu allontanato per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro:

"Andiamo fino a Betlemme; vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere".

Decisero dunque di incamminarsi e di seguire la luce della stella che già splendeva nella notte.


... Riuscirono infine a trovare un riparo: era un'umile stalla che però sarebbe stata utile per trascorrervi la notte.
 

Giuseppe preparò un giaciglio di paglia, estrasse dalla bisaccia qualche provvista e dispose le sue poche cose sulla mangiatoia.
 


... I Re Magi seguirono la stella cadente per regalare oro, incenso e mirra al figlio di Dio, ma numerose altre persone raggiunsero la capanna per rendere omaggio al piccolo Gesù.

 

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  Le statuine nella tradizione


Nell’infinita varietà di personaggi inseriti in presepi più o meno grandi, ci sono alcune figure che proprio non possono mancare: parlo chiaramente della Sacra Famiglia (Gesù, Giuseppe e Maria). Questi tre personaggi infatti potrebbero già da soli costituire un presepe completo.

Nella maggior parte dei casi Maria e Giuseppe sono raffigurati inginocchiati davanti al bambino (disteso su una mangiatoia); Giuseppe, solitamente, viene raffigurato vestito come un pastore e con un bastone a cui si appoggia; Maria indossa abiti dai colori chiari (tra cui non manca mai, solitamente, il blu o l’azzurro simbolo di purezza). Fino al XIV secolo la Madonna veniva rappresentata sdraiata accanto al figlio, mentre nei secoli più recenti l'iconografia comune l'ha sempre figurata in ginocchio o adorante.

Oltre a queste tre figure principali, i personaggi del presepe sono molti ed ogni regione ne ha di particolari legati alla tradizione locale.

 

Paese che vai...
 

Le statuine napoletane classiche,
quelle della tradizione più antica, sono costituite da un’anima di filo di ferro intrecciato e imbottito di stoppa, con la testa in terracotta policroma e gli occhi di cristallo fissati nel cavo eseguito precedentemente nella testa stessa. Le estremità possono essere in legno o in terracotta come la testa e vengono applicate sul filo di ferro che poi verrà ricoperto con la successiva vestizione. La vestizione è quella di un personaggio reale, e partire dalle mutande fino alla camicia e tutto il resto, con tessuti umili e grezzi per i personaggi di basso rango fino ai più preziosi abiti per le figure di più alto livello sociale.

Mercatini tradizionali di San Gregorio Armeno e San Biagio dei Librari a Napoli.La grandezza di questo tipo di statuine generalmente è di 30/35 centimetri. La tradizione del Presepe a Napoli si ritrova ogni anno nei vicoli di San Gregorio Armeno e San Biagio dei Librari dove, per tutto il mese di dicembre, sono esposte le bancarelle che vendono le celebri statuine del presepe in terracotta e con i vestiti di stoffa. Il presepe napoletano vanta tra le sue statuine non soltanto i personaggi classici, La Sacra Famiglia, i Magi, i pastori ed i rappresentanti dei vari mestieri, ma anche la raffigurazione, spesso in chiave caricaturale, di personaggi famosi dello spettacolo, della politica, dello sport, del passato e del presente (tra i più gettonati sono naturalmente Totò e Maradona).

Le figurine siciliane generalmente sono realizzate in terracotta, ma anche in legno e a cachert, tecnica di origine siciliana ma già in uso a Roma nel Seicento. Quest’ultima tecnica consiste nel realizzare il busto ligneo appena sbozzato e il modellato è affidato agli abiti, costituiti da strisce di tela o lino immerse in gesso e colla, quindi modellate sul busto con pieghe e drappeggi curati fin nei minimi particolari ,che  successivamente vengono opportunamente colorati. In questa tecnica vengono utilizzati anche la cera ed il corallo.

Le statuine della tradizione pugliese sono diverse a seconda della zona: nel leccese, ad esempio, si predilige la cartapesta mentre a Grottaglie la terracotta.

In Toscana nella costruzione dei personaggi del presepe si usa molto il gesso.

In Liguria è tradizione creare le statuine in legno con le giunture snodate.


Il Bue e l’Asinello sono due tra i personaggi principali, anche se non sempre presenti nei presepi più piccoli. Unica fonte di calore per la Sacra Famiglia, solitamente sono posti alle spalle del trio, sul fondo della stalla (o della grotta).

I Re Magi sono gli unici personaggi (insieme alla figura di Gesù che va posta nel Presepe la notte del 24 dicembre) ad essere “aggiunti” in seguito al presepe, infatti, per tradizione, devono essere posti davanti alla grotta il giorno prima dell’Epifania oppure, nei presepi più grandi, si fanno arrivare da lontano già dal primo dell'anno, magari usando personaggi identici, ma di diverse dimensioni per rispettare la visione prospettica e dare l’effetto del loro avvicinarsi. I Magi sono sempre rappresentati in abiti ricchi e preziosi e recano tre diversi doni al Bambino.

Secondo alcune interpretazioni, questi tre personaggi, rappresenterebbero i continenti conosciuti all’epoca e quindi sono raffigurati con la pelle di diverso colore: Melchiorre, infatti, che portava con sé incenso per significare la divinità di Gesù, è raffigurato come un vecchio, con la barba lunga, e dovrebbe rappresentare l’Asia. Gaspare, il più giovane, che portava con sé l’oro, simbolo della regalità, rappresentava l’Europa. Baldassarre, proveniente dall’Africa, scuro di carnagione portava la Mirra, usata per l’imbalsamazione, e quindi a ricordare la natura mortale di Gesù. Talvolta i Magi sono collocati in groppa a cammelli o dromedari.

In altri casi, più simbolicamente sono in groppa a dei cavalli rispettivamente bianco, rosso (baio) e nero. Nella tradizione campana tale cromatismo simboleggia l'iter quotidiano del sole: bianco per l'aurora, rosso o baio per il mezzogiorno, e nero per la sera e la notte. D'altra parte, la tradizione cristiana vuole che essi siano partiti da oriente, che è proprio il punto cardinale da cui nasce il sole e che nel loro cammino notturno i tre Re abbiano seguito la scia di una stella cometa, che li condurrà infine presso la mangiatoia dove è deposto il Bambino.

La simbologia solare dei Re Magi prevedeva, in passato, che al loro corteo si aggiungesse anche una figura femminile detta "LA RE MÀGIA", evidente rappresentazione della luna che segue il viaggio notturno dei tre sovrani. Essa veniva raffigurata in portantina sorretta da quattro schiavi, e, secondo la tradizione, rappresentava la fidanzata fedele del Re moro (altra simbologia della notte).

A Napoli questo personaggio oggi risulta sbiadito nella memoria popolare, eppure nel presepe settecentesco la «Regina mora» al seguito dei Magi era sempre presente, sia pure come un secondario elemento esotico.

I Pastori costituiscono la classe sociale più povera del presepe e sono i primi ad arrivare per adorare il Bambino. Sono un gruppo di figure molto varie e sono ritratti in diversi momenti della loro giornata. Il loro numero varia e dipende soprattutto da quanto è grande e ricco il presepe. Sono sempre rappresentati in abiti umili accanto alle loro pecore che portano al pascolo. I Suonatori sono solitamente suonano zampogne o zufoli.

I Suonatori sono solitamente collocati insieme ai pastori di fronte alla capanna e, per festeggiare l'evento, suonano zampogne o zufoli.

Altre figure caratteristiche e variamente raffigurate sono gli Artigiani che rappresentano tutte le professioni praticate a quel tempo; i più comuni sono il calzolaio che suola le scarpe, il fabbro che batte il ferro incandescente, la massaia che lava i panni alla fonte oppure prepara il pane, il venditore di frutta con la sua bancarella, il pescivendolo e il falegname che lavora il legno.

Alla vergine Maria riconduce la figura rappresentante LA LAVANDAIA, personaggio caratteristico della nostra tradizione presepiale. Come testimone del parto verginale di Maria, essa deriva da sacre rappresentazioni medievali, dall'iconografia orientale e da tradizioni cristiane extraliturgiche. Secondo la versione dei Vangeli apocrifi la Madonna fu visitata, al momento del parto, da più levatrici, ma solo una di esse volle accertarsi della sua verginità osando toccarla. Nel protovangelo di Giacomo si legge: «E la levatrice uscì dalla grotta e Salomè si imbatté in lei. Ed ella disse: - Salomè, Salomè, una vergine ha partorito, ciò di cui la sua natura non è capace -. E Salomè disse: - Com'è vero che Dio esiste, se non metterò il dito e non esaminerò la sua natura, non crederò mai che la vergine ha partorito» La conseguenza di quel gesto fu che la mano, che aveva tanto osato, rimase bruciata all'istante e guarì solo dopo aver toccato il divino Bambino. In conformità con tale versione si trovano sui presepi orientali più levatrici di Maria (lavandaie) che, dopo aver lavato il Bambino, stendono ad asciugare i panni del parto, il cui candore è suggestivo per un confronto con la verginità di Maria.

LA ZINGARA è rappresentata da una giovane donna, con vesti rotte ma molto appariscenti...La simbologia caratterizza anche la figura della zingara. LA ZINGARA, com'è noto, è personaggio profetico collegato alle sibille profetesse che nelle sacre rappresentazioni medievali assumevano un ruolo primario. Alla Sibilla Cumana la tradizione attribuiva una leggenda natalizia. Ella aveva predetto la nascita del Redentore, illudendosi di essere la vergine designata che lo avrebbe partorito. Quando udì gli angeli annunziare la nascita di Cristo, si rese conto del suo peccato di presunzione e fu trasformata in uccello notturno, forse addirittura in una civetta. Stefania: È una giovane vergine che, quando nacque il Redentore, si incamminò verso la Natività per adorarlo.

LA ZINGARA è rappresentata da una giovane donna, con vesti rotte ma molto appariscenti; è un personaggio tradizionalmente in grado di predire il futuro ed in questo caso la sua presenza è simbolo del dramma di Cristo poiché porta con sé un cesto di arnesi di ferro, metallo usato per forgiare i chiodi della crocifissione.

A volte trova collocazione nel presepe anche un altro personaggio di antica tradizione: LA ZINGARA COL BAMBINO IN BRACCIO che può essere correlata non solo alla FUGA IN EGITTO di Maria che era, ella stessa, "zingara" in un paese straniero, ma anche ad un mito legato ad un'antica divinità solare molto simile alla natura del Bambino della tradizione cristiana. Si narra di una donna vergine, chiamata STEFANIA, che, quando nacque il Redentore, si incamminò verso la grotta per adorarlo, ma ne fu impedita dagli angeli che vietavano alle donne non sposate di visitare la Madonna che aveva da poco partorito. Allora Stefania, il giorno successivo, prese una pietra, l'avvolse nelle fasce fingendosi madre e, ingannando gli angeli, riuscì a entrare nella grotta. Ma quando fu alla presenza di Maria, si compì un miracoloso prodigio: la pietra starnutì e divenne un bambino, Santo Stefano, il cui natalizio si festeggia appunto il 26 dicembre.

Anche gli Animali trovano il loro spazio nel Presepe; oltre al Bue e all’Asinello che scaldano il Piccolo, ci sono le pecore (generalmente in gran numero, disposte vicino ai pastori e su per le montagne), in alcuni presepi si vedono anche i cammelli o dromedari (che di solito accompagnano i Re Magi) ed inoltre non è raro trovare galline, cavalli, bovini, animali da cortile e uccelli di vari tipi.

 

E' il 10 dicembre 1223 e San Francesco, di ritorno da Fonte Colombo, si  ferma presso l'Eremo di Greccio, dove, ispirato dall'approssimarsi del Natale, pensa di ricreare una rappresentazione della Natività dentro una grotta: nasce così il primo presepio della storia.

  
ASSISI: Ancora oggi, dopo molti secoli, come in milioni di case in tutto il mondo, sul Colle del Paradiso di Assisi, di fronte alla Basilica Superiore, si prepara un presepe dedicato  a chi, per tanti anni, ha allestito il grande presepe della basilica inferiore di S. Francesco ad Assisi: il frate Luigi Magna, detto fra' Magnino "mite, pacifico, modesto, mansueto ed umile", come lo ricordano i suoi estimatori. Il Natale dei bambini di Assisi era legato alla figura di questo frate che preparava con tanta gioia e semplicità il presepio della Basilica e che li lasciava tutti incantati e sognanti dietro le sbarre che racchiudevano la Natività di Gesù Bambino. Il presepe che vi mostro, allestito con figure a grandezza naturale sul prato antistante la Basilica Superiore chiamato Colle del Paradiso, è dedicato proprio a questo frate, venuto a mancare qualche anno fa, proprio perché sia di stimolo alle nuove generazioni, a continuare questa bellissima tradizione. Il presepe, che si impone per grandezza e fedeltà allo stile francescano, è stato ideato da Carletto e Antonietta Angeletti ed è stato realizzato dagli stessi con l’aiuto di vari volontari (Ginetto Balani, Marina Giancarlini, Carlo Mancinelli, Franco Paparelli, Moreno Roscini...)
  

A destra: il Presepe sullo sfondo della facciata della Basilica Superiore di S. Francesco.
       Sotto alcune scene del Presepe: Cliccaci per vederle più grandi

Le statue che lo compongono, tutte a grandezza naturale, suscitano nel visitatore una sensazione di partecipazione teatrale che crea la percezione di suoni che non esistono realmente, come il brusio dei personaggi che vanno verso la capanna per visitare il Bambino parlando fra di loro, o il vociare festoso dei bambini che giocano. Eppure è tutto fermo, silente. Io l'ho visitato in un giorno di nebbia e la sensazione, nel vedere quelle figure immobili apparire dalla bruma, è stata quella di un sogno. Poi, via via che scendeva la sera, la nebbia si diradava permettendo una vista più nitida e definita che mi ha consentito di apprezzare tutti i dettagli. Per chi può, il mio consiglio è di visitare quest'opera che, al di là della sua valenza religiosa, merita veramente di essere ammirata.

 

Una curiosità: Fino al 1200 il Colle del Paradiso era chiamato Colle dell'Inferno ed era il luogo di Assisi dove si eseguivano le condanne capitali.

 

 
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Dall'01/03/2003