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  Il Presepe: Notizie e Tecniche...
  
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L’Adorazione dei Magi di Giovan Battista Tiepolo - Chiesa di S.Gaetano – Bitonto (Ba)

Giovan Battista Tiepolo  - L’Adorazione dei Magi

Chiesa di S.Gaetano – Bitonto (Ba)

   

Pietro Vannucci detto il Perugino: Natività

Pietro Vannucci detto il Perugino, 1445-1523

La natività - Particolare

 

La prima descrizione della Natività ci giunge dagli evangelisti Luca e Matteo. Nei loro brani, infatti, c'è già tutta la sacra rappresentazione che, a partire dal medioevo, prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Proprio Luca, infatti, narra dell’umile nascita di Gesù "in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'albergo" (Ev., 2,7) dell'angelo che annunciò l'evento ai pastori presso i loro rifugi, dei magi venuti da oriente seguendo la stella, per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciavano già re.

 

A partire dal IV secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti dell'arte religiosa e in questa produzione spiccano per valore artistico: la natività e l'adorazione dei magi del dittico composto da cinque parti in avorio e pietre preziose che si ammira nel Duomo di Milano e che risale al V secolo e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia e delle Basiliche di S. Maria Maggiore e S. Maria in Trastevere a Roma. In queste opere dove si fa evidente l'influsso orientale, l'ambiente descritto è la grotta, che in quei tempi si utilizzava per il ricovero degli animali, con gli angeli annuncianti mentre Maria e Giuseppe sono raffigurati in atteggiamento ieratico simili a divinità o, in antitesi, come soggetti secondari quasi estranei all'evento rappresentato.

Dal secolo XIV la Natività è affidata all'estro figurativo degli artisti più famosi che si cimentano in affreschi, pitture, sculture, ceramiche, argenti, avori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della nobiltà o di facoltosi committenti dell'intera Europa, valgano per tutti i nomi di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca, il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens e tanti altri.

Il presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223. L'episodio fu  poi rappresentato  magistralmente da Giotto nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi.

 

Correggio: Natività (La Notte), 1528 -
Gemaldegaleria, Dresden

 

 

Annibale Carracci - Sacra Famiglia, olio su tela - Roma, Galleria Borghese

Annibale Carracci - Sacra Famiglia, olio su tela
Roma, Galleria Borghese

 

Arnolfo di Cambio - Scultore ed architetto

Arnolfo di Cambio - Scultore ed architetto
Colle Val d'Elsa, circa 1240 - Firenze 1302

 

Giotto: Il Presepe di Greccio

Giotto, Il Presepe di Greccio

Basilica Superiore di Assisi

 

Primo esempio di presepe inanimato è invece quello che Arnolfo di Cambio scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue (i tre Magi, San Giuseppe, il bue, l'asino; rifatti la Madonna e il Bambino nel XVI sec.) nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a una pittura riproducente un paesaggio come sfondo alla scena della Natività, collocando la rappresentazione all'interno delle chiese. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani. Nel '600 e '700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo riprodotti negli atteggiamenti delle loro occupazioni giornaliere o dei momenti di svago, nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate. Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare movimento, abbigliati con vesti di stoffe più o meno ricche, adornati con monili e muniti degli strumenti di lavoro tipici dei mestieri dell'epoca e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari. A tali fastose composizioni davano il loro contributo artigiani vari e lavoranti delle stesse corti regie o la nobiltà, come attestano gli splendidi abiti ricamati che indossano i Re Magi o altri personaggi di spicco, spesso tessuti negli opifici reali di S. Leucio.

In questo periodo si distinguono anche gli artisti di Genova e quelli siciliani che, fatta eccezione per i siracusani che usano la cera, si ispirano sia per i materiali che per il realismo scenico, alla tradizione napoletana. Sempre nel '700 si diffonde il presepio meccanico o di movimento che ha un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I di Sassonia. Ma fin qui abbiamo trattato di ricostruzioni quasi sempre monumentali e di grande pregio artistico realizzate da maestri dell'arte per lo più per la Chiesa o per cappelle private. La diffusione a livello popolare si realizza pienamente nel secolo scorso quando ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali - statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altro - forniti da un fiorente artigianato. A Roma le famiglie importanti per censo e ricchezza gareggiavano tra loro nel costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai turisti. Famosi quello della famiglia Forti posti sulla sommità della Torre degli Anguillara, o della famiglia Buttarelli in via De' Genovesi riproducente Greccio e la caverna usata da S. Francesco o quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico con la ricostruzione del lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme. Oggi dopo l'affievolirsi della tradizione causata anche dall'introduzione dell'albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all'impegno di religiosi e privati che con associazioni come quella degli amici del presepe, Musei come il Brembo di Dalmine vicino Bergamo, Mostre, come quella dei 100 Presepi nelle Sale del Bramante di Roma, una tra le prime in Italia, rappresentazioni dal vivo come quelle di Rivisondoli in Abruzzo o Revine nel Veneto e soprattutto artigiani in special modo napoletani e siciliani, eredi delle scuole presepiali del passato che hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d'Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana.
 

 

Personalmente ritengo che l’albero di Natale sia senz’altro una bella e festosa decorazione che ravviva la casa e crea un’atmosfera di allegria, ma il presepio è sicuramente un’altra cosa. Capisco che l’impegno richiesto per quest'ultimo sia senza dubbio maggiore, ma la realizzazione di un diorama raffigurante la Natività pone la festa su un altro piano, non solo per la valenza religiosa, ma anche per la creatività, la poesia, l’abilità e la sensibilità che l’opera finita trasmette al visitatore. Una casa che per Natale non ha il suo presepio, anche se piccolo e semplice resta sempre, a mio avviso, priva di quel qualcosa che renderebbe la festa un importante ricordo da portare con sé per tutta la vita. Io ricordo tutti i presepi creati da mio padre quando ero bambino, ricordo l’impegno, la gioia di quando si cominciava cercando ogni anno di creare qualcosa di nuovo, di più bello, che ci facesse superare il lavoro dell’anno precedente.

Ricordo i presepi visti nelle chiese, o a casa di amici, ma non ricordo allo stesso modo l’albero o le decorazioni di un determinato anno, che se pur piacevoli riaffiorano nella mia mente tutti uguali e senza identità, come appunto cose belle, festose, ma prive del vero spirito del Natale. In queste pagine, oltre a frammenti di storia del Presepe raccolti un po’ qua un po’ là, dedicherò molto spazio alle idee e alle tecniche per la realizzazione del presepe perché, come riportato in una frase che ho letto da qualche parte e che ritengo estremamente vera: "Il Presepio è un'Arte che va tramandata senza segreti, solo così si può essere certi che sopravviva!"

 

Natività (1450-1475 circa) Filippo Lippi - Chiostro di San Domenico - Prato

Filippo Lippi - Natività (1450-1475 circa)
 Chiostro di San Domenico - Prato

Online dall'1/03/2003